Siciliae Studium Generale
Lo Studio etneo, oggi Università degli Studi di Catania, per quasi quattro secoli è stato non solo la prima universitas studiorum della Sicilia – e l’unica del Meridione: a sud di Roma c’era solo l’Università di Napoli, fondata da Federico II – ma anche l’unica del Regno di Sicilia. Godette quindi di un privilegio, noto come “privativa”: ovvero l’esclusiva nella concessione delle lauree nel territorio del Regno. Naturalmente gli studenti regnicoli potevano frequentare le altre università d’Italia (studenti siciliani sono documentati a Bologna, Padova, Roma, Napoli etc.) o anche quelle straniere. Tuttavia dal 1445-1446, anno accademico inaugurale dello Studio, e fino al 1805 con la fondazione dell’Università degli Studi di Palermo, lo Studio di Catania ebbe, de iure e de facto, quella esclusiva. Lo Studio infatti divenne meta di migliaia di studenti, provenienti da ogni dove dell’isola: studenti che in massima parte conseguirono la laurea dottorale e/o i titoli accademici inferiori (licenze, baccellierati) o collaterali (aromatari/farmacisti, periti agrimensori, notai), andando quindi ad arricchire le classi dirigenti dell’amministrazione (giudici, funzionari) e delle professioni: avvocati, notai, medici, teologi, insegnanti etc.

Della privativa non v’è traccia nella bolla istitutiva (Eugenio IV, 1444), purtuttavia essa venne costantemente difesa dallo Studio e ripetutamente confermata dall’autorità regia, contro le numerose e insistite richieste di altri aspiranti centri universitari, non solo le città maggiori come Palermo e Messina ma anche una pletora di centri urbani minori. Prevalsero i dinieghi, ma nel tempo aumentarono i provvedimenti di compromesso, soprattutto la convalida degli studi presso le Accademie della città di provenienza dello studente, e quindi il conseguimento della laurea a Catania, col solenne esame e le correlate cerimonie.
Corollari della vicenda furono l’invalidazione nel Regno dei titoli di studio superiori non conseguiti a Catania; e inoltre la lunga controversia promossa dal Protomedico del Regno di Sicilia, che pretendeva di sottoporre ad una sorta di esame di Stato i medici laureati a Catania.
Nel 1838 venne rifondata l’Università degli Studi di Messina, che aveva avuto vita illustre ma breve fra Cinque e Seicento. A partire dall’emanazione del Regolamento per le tre Università di Sicilia (1840) si stabilì una compartimentazione fra Palermo, Catania e Messina, destinata a durare stabilmente almeno fino agli anni Novanta del Novecento.
La dicitura Siciliae Studium Generale, di cui l’Ateneo si fregiò da un certo momento in poi, rispecchia appunto quell’antico stato di cose, che oggi torna d’attualità nella appena istituita (gennaio 2026) ed omonima Fondazione. L’equivalente scritta Siculorum Gymnasium campeggia tuttora proprio sopra il portale del settecentesco palazzo centrale dell’Università.
